Un convegno sulle più recenti trasformazioni della Valdelsa senese

Sabato 25 febbraio alle ore 8,30 al Teatro del popolo di Colle Val d’elsa si svolgerà il convegno “Trasformazioni socio-economiche e dinamiche demografiche nella valdelsa senese” organizzato dalla Società Storica della Valdelsa in collaborazione con l’Università di Siena e il Comune di Colle Val d’Elsa. locandina-25Questo momento di riflessione mira a mettere in luce i principali mutamenti avvenuti recentemente, anche a seguito di consistenti flussi migratori, nella realtà socio-economica come pure nel settore educativo e dei servizi della Valdelsa senese. Il convegno, cui partecipano esperti, Amministratori e figure impegnate nei diversi settori presi in esame, prevede anche la partecipazione degli studenti delle scuole superiori.

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Intervista al pittore Fabio Calvetti

Negli ultimi decenni l’arte contemporanea sta segnando in più modi il territorio valdelsano. Allo scopo di rendere più chiara l’incidenza di  tale fenomeno e di coglierne i molteplici aspetti, abbiamo ritenuto opportuno interpellare direttamente coloro che – artisti, galleristi,curatori e  critici – sono stati e sono protagonisti in questo ambito. Cominciamo quindi dall’intervista che Fabio Calvetti, artista certaldese il cui valore è oggi riconosciuto a livello internazionale, ha concesso al nostro consigliere Enzo Linari, nella quale ricostruisce la sua carriera sullo sfondo degli eventi, locali e non, che più lo hanno coinvolto . Vista l’ampiezza dei temi trattati, la pubblicazione avverrà in più fasi, suddivisa secondo i diversi periodi presi in esame.

Gli anni ’70

Intervistatore: Lei ha iniziato giovanissimo a interessarsi di pittura. Quale era il clima culturale in cui si è formato?

Fabio Calvetti: Erano i primissimi anni ’70 e nell’aria si sentivano tutti i fermenti prodotti dal ’68. Io ad esempio, che all’epoca frequentavo da pendolare il Liceo Artistico di via Cavour a Firenze, ho visto occupazioni, manifestazioni studentesche e scontri molto accesi. A questa realtà io mi sono accostato con rispetto, curiosità e perfino adesione in termini ideologici; ma poi, sia perché ero giovanissimo sia per la formazione familiare che mi portava a studiare bene le situazioni prima di lasciarmi coinvolgere in prima persona, non ho partecipato da protagonista a quegli eventi.

I. Ogni giorno quindi faceva ritorno al suo paese natio, ovvero Certaldo.

F. C. Esatto. Qui c’erano le mie radici, e vi trovavo un microcosmo più comprensibile per me, con gli amici, gli impegni sportivi e tutti gli interessi tipici di un adolescente. Aggiungo però che mi ero già creato un piccolo spazio personale; un vero e proprio studio utilizzando un appartamento attiguo alla mia abitazione e per alcuni anni a disposizione della mia famiglia. Avevo acquistato un cavalletto, che per un insieme di affetto, funzionalità e scaramanzia è lo stesso su cui dipingo ancora oggi le mie opere, e in quella stanza potevo in un modo assolutamente libero iniziare le mie sperimentazioni creative. Sento il bisogno di aggiungere poi che in quegli anni a Certaldo avevo la possibilità di vedere mostre di artisti locali, cito tra gli altri i fratelli Marcello e Massimo Tosi, Sigfrido Nannucci, Giancarlo Scarselli, Roberto Fratalocchi, Giancarlo Masini. Questi pittori provenivano da esperienze molto diversificate, e in quel periodo mi hanno permesso di associare strettamente l’opera alla conoscenza dell’autore.

Giunge così il momento della sua prima mostra personale nel 1972.

Avevo solo sedici anni ma per me è stato, per così dire, stranamente naturale presentare alcuni lavori che nel tempo avevo già realizzato. Mi sono sentito incoraggiato dal clima di confronto artistico che si respirava a Certaldo, in cui ognuno rappresentava se stesso e allo stesso tempo sentiva di contribuire a un momento di confronto e di crescita collettiva. In questa prima parte del mio percorso, a partire dalla scelta del mio indirizzo di studi, devo un particolare ringraziamento alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto dandomi fiducia e responsabilità. In particolare la prima mostra della mia vita è stata resa possibile nei fatti da mio padre, perché ha trovato uno spazio dove potevo esporre le mie tele. Si è trattato di un fondo commerciale momentaneamente non utilizzato che si trovava però nella via centrale del Paese. Ebbi anche la soddisfazione, si può immaginare quanto importante per un giovane di quell’età, di leggerne una breve recensione sul quotidiano la “Nazione”!

I. Altra tappa per Lei importante si ha nel 1975,

Manifesto della mostra del 1975 a Castelfiorentino

Manifesto della mostra del 1975 a Castelfiorentino

con la seconda mostra personale a Castelfiorentino presso la galleria “Miraggio”. 

F. C. Mi era già capitato di vedere a Certaldo opere esposte di autori valdelsani, tra cui Sirio Mori e Bruna Scali di Castelfiorentino, perché comunque vi era una certa circuitazione degli artisti locali. All’epoca però in valdelsa l’unica galleria privata si trovava proprio a Castelfiorentino. Nell’ambito della loro programmazione espositiva hanno avuto modo di presentare le opere di artisti importanti, nonché di alcuni miei insegnanti fiorentini. Partecipando come fruitore a questi eventi ho potuto così conoscere il gallerista, Vincenzo Betto, e organizzare con lui questa esposizione.

Presentazione di Ciabani per la mostra del 1975

Presentazione di Ciabani per la mostra del 1975

Ancora una volta mi trovo a constatare la grande fiducia che veniva riposta in un giovane di appena diciannove anni. Anche da questo riconoscimento ho tratto una forte spinta a sviluppare la mia personale ricerca artistica e a proseguire i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

I. Così nel 1978 arriva la sua la seconda personale a Certaldo, stavolta in uno spazio ufficiale come la saletta comunale di via 2 giugno. Il titolo scelto, “Nigger go home” sembra ancora risentire della fase storica che si stava vivendo. 

Il manifesto della mostra "Nigger go home"

Il manifesto della mostra “Nigger go home”

F. C. Era infatti una mostra tematica, caratterizzata da un forte impegno sociale. Ero molto colpito da alcuni problemi come la discriminazione razziale, e concepivo l’arte come uno strumento d’impegno e denuncia. Ricordo tra l’altro che all’epoca era frequente che un pittore venisse considerato sostanzialmente come un “operatore culturale”. Devo notare però che un altro aspetto molto interessante di quel periodo era il rapporto diretto che io come autore avevo con i possibili acquirenti. Ricordo che in quegli anni cominciava a svilupparsi un interesse più ampio presso i privati per la pittura, che diventava anche un arricchimento riconosciuto della casa.

I. Si è trattato quindi di un momento molto significativo per la sua maturazione artistica?

F. C. Sì, anche perché in quel periodo ho fatto parte con alcuni studenti selezionati del “Collettivo dell’Accademia di Belle Arti” promosso da Fernando Farulli, mio insegnante e per certi versi mio nume tutelare.

Fernando Farulli - Foto Fabio Calvetti

Fernando Farulli – Foto Fabio Calvetti

Ricordo che eravamo circa una decina, e ci riunivamo regolarmente per confrontarci e dibattere i temi dell’Arte Contemporanea impegnandoci in esposizioni tematiche. Per un paio di estati poi , sempre grazie a Farulli, venne coinvolta l’Amministrazione Comunale di Piombino e con essa realtà sociali del luogo come Acciaierie o lavoratori portuali. Dall’accademia di Firenze partiva un camion con tutte le attrezzature necessarie per dipingere, e noi passavamo un mese a Piombino ospitati in un hotel; da qui uscivamo ogni giorno per immergerci nei luoghi del lavoro, fabbriche o battelli, per incontrare le persone e fare schizzi che poi rielaboravamo in una grande palestra che ci era stata messa a disposizione.

Il !Colletivo dell'Accademia! in un invito a una loro mostra

Il Colletivo dell’Accademia in un invito a una loro mostra

Dalla esperienza di studenti/pittori nasceva alla fine una mostra sulla nostra rappresentazione delle varie realtà sociali e un incontro con il pubblico che mi ricordo sempre molto coinvolgente.

I. Nella seconda metà degli anni ’70 stavano in effetti mutando le politiche culturali. Nella sua Certaldo, ad esempio, fu valorizzata come sede espositiva Palazzo Pretorio, che peraltro già nel 1966 era stato sede della rassegna di opere prodotte da artisti contemporanei in omaggio a Boccaccio.

F. C. Infatti mi resi subito conto anch’io di questo cambiamento, che portava gli Enti locali a intervenire e diventare protagonisti nell’ambito degli arti visive, programmando eventi espositivi e trovando spesso un contenitori prestigiosi, per l’appunto Palazzo Pretorio nel caso di Certaldo, in cui svolgere queste manifestazioni. Sono convinto poi che questo interesse sia stato favorito nello specifico certaldese dalla grande attenzione già esistente verso la cultura e più specificamente per la letteratura e il teatro legati alla figura di Boccaccio. Sono altrettanto convinto che siano da riconoscere i meriti degli Amministratori certaldesi di quegli anni per l’allargamento alle Arti Visive, a partire dall’Assessore alla Cultura Sandra Landi e dal Sindaco Alfiero Ciampolini.

I. E Lei ricorda di aver visitato qualche mostra a Palazzo Pretorio in quegli anni?

Copertina catalogo mostra di Werner Klemke

Copertina catalogo mostra di Werner Klemke

F. C. Ne ricordo alcune molto belle ed articolate nell’ampio percorso del Palazzo Pretorio, che scoprivo capace di valorizzare artisti di livello nazionale e internazionale. Mi tornano davanti agli occhi le mostre di Carlo Levi, Tono Zancanaro e Werner Klemke.

Fernando Farulli impegnato nell'allestimento della sua mostra a Palazzo Pretorio. - Foto Fabio Calvetti

Fernando Farulli impegnato nell’allestimento della sua mostra a Palazzo Pretorio. – Foto Fabio Calvetti

Un impatto molto forte ha avuto su di me, per varie ragioni, la mostra dedicata a Fernando Farulli; ad essa tra l’altro ho potuto collaborare per la parte degli allestimenti e ho documentato questi momenti attraverso alcune mie fotografie. In quegli anni infatti mi ero rivolto con grande attenzione alla fotografia, ritenendola essenziale per acquisire una vista più accurata sulla realtà. Avevo anche allestito nel seminterrato della mia abitazione una camera oscura in cui sviluppavo e stampavo personalmente in bianco e nero i miei scatti.

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Ancora un fumetto su Bianchi Bandinelli

L’attività degli studenti impegnati a trasferire nel mondo a nuvolette personalità e situazioni storiche della Valdelsa continua senza sosta. Stavolta è Matteo Ciappi, alunno della IV C del Liceo Linguistico “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa

Bianchi Bandinelli secondo Matteo Ciappi

Bianchi Bandinelli secondo Matteo Ciappi

ad aver realizzato questa splendida illustrazione a fumetti di Ranuccio Bianchi Bandinelli che presenta orgogliosamente uno dei  reperti etruschi più interessanti da lui scoperti nelle nostre terre. Si tratta del sarcofago della tomba dei Calisna Sepu, attualmente conservato nel Museo Archeologico di Colle.

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Presentazioni fumetti storici realizzati nelle scuole

Sabato 22 ottobre alle ore 17,00 presso la sala conferenze Accabì di Poggibonsi si è svolto l’incontro “Il fumetto storico a scuola”, organizzato dalla Società Storica della Valdelsa con il patrocinio del Comune di Poggibonsi.           locandinaNel corso della serata sono state presentate le decine di opere a fumetti realizzate dagli studenti di classi della scuola secondaria inferiore “Leonardo da Vinci”  di Poggibonsi e del Liceo “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa nell’ambito del progetto “Il fumetto come ambiente di apprendimento del territorio”. La Società Storica ha promosso questa iniziativa nelle scuole per stimolare in maniera ludica l’attenzione degli studenti sui molteplici aspetti che caratterizzano la storia locale, ma anche allo scopo di favorire l’integrazione nella nostra realtà dei giovani che provengono da altri contesti culturali.fumetti

Tra i temi che gli studenti,  coadiuvati dai  loro insegnanti,  hanno rappresentato spiccano la storia di Poggibonsi, la figura di Ranuccio Bianchi Bandinelli, il vino Vernaccia di cui ricorre quest’anno il 50° della Doc, nonché eventi e personaggi del periodo della seconda guerra mondiale in Valdelsa.                                                        

Sabat                                             

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Testimoni del ‘900 a fumetti

Nel corso dell’anno scolastico 2015-2016 gli studenti della III M della scuola secondaria di primo grado “Leonardo da Vinci” di Poggibonsi hanno potuto incontrare alcuni testimoni delle tragiche vicende della seconda guerra mondiale e ascoltare i loro racconti.

La testimonianza di Angiolo Travagli nell'interpretazione di Bandini Viola

La testimonianza di Angiolo Travagli nell’interpretazione di Bandini Viola

La testimonianza di Lucia Pratelli nell'interpretazione di Maltese Giulia

La testimonianza di Lucia Pratelli nell’interpretazione di Maltese Giulia

Successivamente, coadiuvati dalle professoresse Simona Del Bravo e Nadia Foderi, alcuni di loro, ciascuno avvalendosi della propria sensibilità e di un proprio personale stile, sono stati capaci di sintetizzare efficacemente in una sola tavola molti aspetti salienti di quelle narrazioni.

La testimonianza di Bruno Bruni nell'interpretazione di Sako Robert

La testimonianza di Bruno Bruni nell’interpretazione di Sako Robert

La testimonianza di Abramo Barucci nell'interpretazione di Cavallini Aurora

La testimonianza di Abramo Barucci nell’interpretazione di Cavallini Aurora

La testimonianza di Guido Lisi Giannetti Giada e Sako Erwin

La testimonianza di Guido Lisi nell’interpretazione di Giannetti Giada e Sako Erwin

L'eccidio di Montemaggio

L’eccidio di Montemaggio

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Per non dimenticare. Le stanze della memoria viste attraverso il linguaggio dei comics

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Una delle stanze utilizzate come carcere all’interno del Palazzo Podestarile di Colle Val d’Elsa.

Realizzato da Gaia Totaro

Realizzato da Gaia Totaro

Colle Val D’Elsa ospita, all’interno del Palazzo Podestarile, alcuni ambienti particolarmente significativi per la storia recente del nostro territorio e dell’intero Paese.

Si tratta delle “stanze della memoria”, intitolate al  partigiano Gracco Del Secco, ucciso dai nazifascisti nel 1944. In queste stanze, utilizzate come carcere già dai secoli precedenti, sono infatti state imprigionate nel periodo 1919 -1924 tutti coloro che si opponevano alle politiche autoritarie e alla presa del potere da parte di Mussolini e dei fascisti.

Realizzato da Logi Claudia

Realizzato da Logi Claudia

Realizzato da Berdila Sabrina Alexia

Realizzato da Berdila Sabrina Alexia

Realizzato da Luongo Martina

Realizzato da Luongo Martina

Realizzato da Bianchi Silvia

Realizzato da Bianchi Silvia

Realizzato da Galgani Virginia

Realizzato da Galgani Virginia

Realizzato da Scialanca Petra

Realizzato da Scialanca Petra

 

 

 

 

 

 

Riflettendo sulle varie implicazioni di un luogo così significativo, le alunne della IV A Scienze Umane a. s. 2015-2016 del Liceo “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa, coadiuvate dalla professoressa Pieri, hanno fornito ciascuna una personale interpretazione a fumetti in cui, pur nella varietà degli stili,  si coglie l’intensa partecipazione al dramma umano dei prigionieri e dell’intera popolazione, privata della libertà e spinta a subire le sofferenze di un atroce conflitto.

Realizzato da Cijevschi Ilona

Realizzato da Cijevschi Ilona

Realizzato da Palmieri Gianna

Realizzato da Palmieri Gianna

Realizzato da Signorini Chiara

Realizzato da Signorini Chiara

Realizzato da Ceramelli Emma

Realizzato da Ceramelli Emma

Realizzato da Guerrini Agata

Realizzato da Guerrini Agata

Realizzato da Fusi Erica

Realizzato da Fusi Erica

 

 

 

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La storia di Poggibonsi a fumetti

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Facendosi guidare in un immaginario viaggio a ritroso nel tempo da un uomo di Gormley magicamente animatosi, gli alunni della I C a. s. 2015-2016 della scuola secondaria di primo grado “Leonardo da Vinci” di Poggibonsi, coadiuvati dalle professoresse Del Bravo e Foderi, hanno intrapreso un interessante itinerario a fumetti nella storia di Poggibonsi dalle origini fino ad Arrigo VII.

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Ciascun gruppo di studenti, attraverso un proprio stile, ha rappresentato così le varie informazioni raccolte da testi, visite didattiche e documenti storici, e ha reso vive ed interessanti figure e situazioni  legate alle vicende della cittadina valdelsana.

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Un fantasy medievale per il 50° della Doc della Vernaccia

Era d’inverno e un vento fortissimo sbalestrava le colline, ribaltando ogni cosa. Dentro le mura di San Gimignano, tra le torri che arricciano il poggio,  un cavaliere balzava in sella.

Il fumetto parte da una storia fantasy scritta da Enzo Linari, in cui sotto metafora vengono presentati vari elementi storici relativi al vino Vernaccia ( la possibile origine del nome del vitigno da Vernazza in Liguria o da Verno ossia gelido, la sua capacità di adattarsi ai suoli della zona, compresi quelli argillosi – rappresentati dal mostro Mattaione nella storia – il gusto pronunciato e la ricchezza di sapori anche delicati – simbolizzati dall’asprigno del mare e dalla gentilezza degli occhi della ragazza nella narrazione).

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Grazie a una sceneggiatura agile e a un disegno volutamente infantile, le alunne della III A Scienze Umane dell’anno scolastico 2015-2016 del Liceo “San Giovanni Bosco” di Colle Val D’elsa, coadiuvate dalla professoressa Carmen Ametrano, hanno restituito i tratti salienti della storia, volendo celebrare in questo modo l’importante ricorrenza del 50°     del    riconoscimento della Doc al vino Vernaccia di San Gimignano.

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Dicono però che da quella spada rimasta nel terreno sia fiorito in primavera un particolare tipo di vite, forte del giallo di Mattaione, dell’asprigno del mare e della gentilezza degli occhi di Virna.

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Ranuccio Bianchi Bandinelli nel mondo a nuvolette

Anche la figura di Ranuccio Bianchi Bandinelli, importante archeologo e storico dell’arte  (Siena, 19 febbraio 1900 – Roma, 17 gennaio 1975) ,      4326693568_2fda4d60d3ha interessatogli studenti delle scuole valdelsane impegnati nei laboratori     dedicati al fumetto storico.

Ranuccio Bianchi Bandinelli nell'interpretazione di De Castro Gaia, Francini Carlotta, Milanesi Giulia

Ranuccio Bianchi Bandinelli nell’interpretazione di De Castro Gaia,
Francini Carlotta,
Milanesi Giulia

In particolare tre di loro, appartenenti alla III C Linguistico dell’anno scolastico 2015-2016 del “San Giovanni Bosco” di Colle Val d’Elsa, coadiuvati dalla professoressa Elisabetta Pieri, ne hanno fornito un’immagine suggestiva, ispirata da una sua intervista televisiva relativa alla colonna di Traiano.

 

 

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La ricerca storica in archivio: proposte di lavoro sui documenti

ASCE, Preunitario, Comunità 425, Stati di Popolazione 1838

ASCE, Preunitario, Comunità 425, Stati di Popolazione 1838

 

Gli archivi storici comunali raccolgono una grande mole di materiali estremamente utili per la ricerca storica locale. Alcuni, in modo particolare, si prestano ad essere utilizzati proficuamente per un primo approccio non solo allo studio della storia, ma anche al ‘saper fare storia’, a tutti i livelli scolastici.

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