San Gimignano e la cultura: intervista a Niccolò Guicciardini

In vista del prossimo Convegno “La cultura in Valdelsa. Territorio, Istituzioni, Intellettuali”, organizzato dalla Società Storica in partnership con molti Enti e Associazioni locali e destinato ad avere non poche ricadute nel mondo della scuola, pare opportuno intervistare alcuni tra coloro che lo animeranno. A partire da Niccolò Guicciardini, Vicesindaco e Assessore alla valorizzazione del patrimonio culturale di San Gimignano, che non solo ospiterà nella Sala Dante della sua cittadina l’inaugurazione e la prima sessione del Convegno ma ha anche scelto, insieme ai suoi colleghi di Castelfiorentino e di Empoli, il tema e i relatori della tavola rotonda che lo concluderà, tesa a delineare i caratteri di una fruizione piena e significativa da parte degli abitanti valdelsani delle straordinarie ricchezze culturali di questa terra.

Niccolò Guicciardini, Vicesindaco e Assessore alla valorizzazione del patrimonio culturale di San Gimignano

E. L. Anzitutto vorrei ringraziarti, anche a nome della Presidente della Socieà Storica della Valdelsa Sabina Spannocchi, della disponibilità a farti intervistare. Inizierei poi a chiederti, a beneficio di quanti eventualmente non ti conoscessero, di tracciare un sintetico profilo della tua vicenda personale e politica.

N. G. Il mio impegno civico nasce sui banchi del Liceo Classico “Volta” di Colle di Val d’Elsa, dove per quattro anni sono stato rappresentante d’istituto: lì ho imparato che la partecipazione attiva non è un optional, ma un esercizio quotidiano che può dare grandi risultati. Nei miei studi, mi sono poi laureato in Scienze storiche, una scelta che ha consolidato il mio sguardo sulle comunità, sulle istituzioni e sui processi di lungo periodo: capire come si formano le identità e come si trasmette la memoria è fondamentale per chi ha la fortuna per un periodo di impegnarsi direttamente nelle istituzioni. In seguito sono stato consigliere provinciale a Siena, il più giovane di quella  legislatura. È stata un’esperienza che mi ha dato gli strumenti pratici per leggere bisogni e opportunità dei nostri territori, oltre che insegnarmi molto sulle attività di un ente locale. Oggi sono vicesindaco di San Gimignano: considero questo impegno un grande servizio. Non c’è niente di più bello di potersi dedicare alla comunità nella quale si è cresciuti. Si può sbagliare, come capita a chi si impegna, ma non ci si può risparmiare. In un’epoca in cui molti guardano alla politica con delusione, io penso l’opposto: quando qualcosa non funziona, occorre impegnarsi di più, metterci la faccia, costruire soluzioni. Per questo, i miei impegni mi hanno portato a dedicarmi anche alla politica e al volontariato, accanto alle mie attività su archivi e ricerca storica che rappresentano un mondo di grande fascino.

E. L. Vorrei anche chiederti quali sono gli onori e gli oneri nell’ amministrare un Comune così rilevante dal punto di vista culturale in quanto anche sito Unesco.

San Gimignano è Patrimonio dell’Umanità dal 1990: un riconoscimento che ci onora e ci affida una responsabilità internazionale. Le nostre celeberrime torri, l’assetto urbano medievale, i cicli pittorici e la relazione storica con la Via Francigena fanno di San Gimignano un unicum. L’onore è custodire tutto questo; l’onere è conciliare tutela, qualità della vita dei residenti e accoglienza sostenibile. Significa programmare: gestione dei flussi, mobilità, spazi pubblici, promozione di un turismo rispettoso e diffuso anche fuori dal centro storico (borghi, campagne, percorsi naturalistici). In quest’ottica va l’impegno su siti di grande valore come Castelvecchio o la Villa romana di Aiano.

Il rudere della Chiesa di Castelvecchio

A rendere possibile anche sognare, poi, è una comunità viva e un tessuto di associazioni che produce cultura, volontariato, educazione al patrimonio: un antidoto contro individualismi e desertificazione sociale. Siamo un piccolo Comune con responsabilità grandi. E devo dire che sentiamo questo ogni giorno.

Con il Sindaco Andrea Marrucci, al centro, presso i resti della Villa romana di Aiano

E. L. Dato che sei per la prima volta Assessore alla Cultura dopo che però da varie legislature ricopri funzioni amministrative, vorrei una tua opinione sulle principali iniziative che ti hanno lasciato in eredità i tuoi predecessori.

N. G. Ho avuto la fortuna di collaborare con un’Assessora come Carolina Taddei, che ha investito su reti, talenti locali e progettazione culturale di qualità. Tra le eredità cito la visione che ha messo al centro il ruolo delle associazioni come co-produttrici di bene pubblico. Carolina Taddei è veramente una persona che la cultura la sa declinare nel quotidiano, tra le pieghe di un presente che molto spesso si dimentica del reale valore di ciò che è culturale.

Carolina Taddei introduce una manifestazione culturale in Sala di Dante

Tra le eredità che vengono dalle scorse legislature, c’è poi soprattutto la scelta coraggiosa e lungimirante di avviare la rigenerazione del complesso di San Domenico (ex convento ed ex carcere). Parliamo di un’area imponente, strategica per il futuro della città: non un semplice recupero edilizio. È una di quelle sfide che segnano un prima e un dopo nella storia di una comunità. Ed è un onore percorrere questa tappa dopo il lungo percorso avviato. Dal Consiglio provinciale, accanto all’allora Sindaco Giacomo Bassi, che tanto ha creduto in questo progetto, ho seguito le prime tappe e ora sto vivendo questa nuova parte di percorso.

Il complesso di San Domenico visto dall’alto

E. L. A questo punto puoi anche dirci quali sono le linee che intendi seguire nella politica culturale.

N. G. Con il Sindaco Andrea Marrucci stiamo lavorando su due piani complementari. Il primo è quello dei grandi cantieri: in primis portare a compimento San Domenico, che ho appena citato. Questo è possibile grazie ad un partner privato che ha deciso di investire fortemente nella nostra città. Il San Domenico significherà ampliare le direttrici di visita della città, una grande arena per spettacoli all’aperto, percorsi museali, un camminamento mozzafiato affacciato sulla Toscana, luoghi per le associazioni, per l’ospitalità ed il commercio e molto altro. 

Uno scorcio dell’interno di San Domenico

Il secondo piano su cui stiamo lavorando è quello della programmazione diffusa: un calendario ampio e coerente che unisca ricerca e divulgazione, patrimonio materiale e immateriale, coinvolgendo istituzioni, terzo settore, imprese creative, università. La cultura, per noi, non è un costo ma un investimento: genera identità condivisa, attrattività, qualità della vita, nuove competenze. Vogliamo che i luoghi che ci hanno lasciato i nostri antenati, dalla Sala di Dante alla Riserva di Castelvecchio, siano laboratori di partecipazione. È difficile sintetizzare le tante azioni nel campo della cultura. San Gimignano, sito UNESCO dal 1990, ha responsabilità grandi: cerchiamo di onorarle con progetti seri, programmazione, ascolto della comunità e una visione che tiene insieme tutela, innovazione e bene comune.

E. L. A questo punto, anche nelle mie vesti di Vicepresidente della Società Storica della Valdelsa, mi viene spontaneo domandarti quali rapporti vuoi sviluppare con le Associazioni culturali e in particolare con la nostra.

N. G. La trama associativa è la nostra principale infrastruttura sociale. Con la Società Storica della Valdelsa il rapporto è particolarmente stretto: è una realtà di grande prestigio, con una storia ultracentenaria e una produzione scientifica di riferimento. Lavorare insieme significa mettere in rete, significa didattica della storia locale, valorizzazione dei fondi documentari, divulgazione di qualità. In concreto, la collaborazione con le associazioni ci consente di progettare meglio, raggiungere pubblici diversi e trasformare la memoria in capitale civico. È così che una città patrimonio diventa anche una città partecipata. 

L’inaugurazione della Summer School sul religioso del 2025

E. L. In conclusione avrei piacere di sentire quali sono le tue considerazioni riguardo Convegno “La cultura in Valdelsa. Territori, Istituzioni, Intellettuali” e in particolare sulla Tavola rotonda che per esso avete organizzato insieme all’Assessore alla Cultura di Castelfiorentino, Franco Spina, e a quello di Empoli, Matteo Bensi.

N. G. Questo Convegno sulla cultura ha due qualità che ritengo decisive: la qualità scientifica—per ampiezza dei temi, autorevolezza dei relatori, solidità delle linee di ricerca—e la vocazione territoriale, perché mette in dialogo San Gimignano, Empoli e Castelfiorentino, e la Valdelsa tutta, su questioni che vanno dal Medioevo alla contemporaneità: statuti, volgarizzamenti, botteghe e committenze; musei, biblioteche, archivi fotografici; fumetto, cinema documentario, politiche culturali. La tavola rotonda finale  non sarà un semplice saluto, ma il luogo in cui trasformare gli spunti in cantieri concreti nel segno della cooperazione tra Comuni. L’obiettivo è chiaro: fare della cultura una politica pubblica misurabile; e costruire una governance che, dalla ricerca, arrivi alle scelte amministrative e ai servizi per i cittadini.

Andrea Marrucci, Sindaco di San Gimignano

Ringrazio la Società Storica della Valdelsa per il lavoro costante di studio e divulgazione, e tutte le realtà istituzionali e associative con cui collaboriamo. La collaborazione tra comuni valdelsani, fiorentini e senesi, è un valore importante e va dato merito alla Società Storica di aver stimolato questa sinergia. E infine un grazie alla Presidente della Società Storica, Sabina Spannocchi, e a te per questa piacevole chiacchierata.

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